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Intolleranze alimentari: che cosa c’è da sapere

Le intolleranze alimentari sono reazioni avverse al cibo che si presentano dopo aver assunto un dato alimento. Le intolleranze alimentari sono legate alla difficoltà da parte dell’organismo di metabolizzare uno specifico alimento o un suo componente a livello dell’apparato digerente (stomaco e intestino).

In Italia le intolleranze più comuni sono: l’intolleranza al lattosio, l’intolleranza al glutine, il favismo, ma possono anche derivare da effetti farmacologici di ammine presenti negli alimenti ad esempio: l'intolleranza all’istamina.

La diffusione delle diverse intolleranze è in gran parte legata alle abitudini alimentari, allo stile di vita, allo stress, all’alterazione della flora batterica intestinale, all’utilizzo di farmaci, alle infezioni, agli stati infiammatori cronici, al fumo di sigaretta, alla scarsa attività fisica e così via…

È necessario tenere a mente che le intolleranze alimentari non sono allergie, anche se spesso questi termini vengono confusi, scambiati e utilizzati in modo errato. Le intolleranze si distinguono dalle allergie alimentari in quanto non viene coinvolto il sistema immunitario.
Anzi, la principale causa dell’intolleranza è la disbiosi intestinale, vale a dire un’alterazione della flora batterica intestinale e della mucosa, che per diversi motivi, ha perso la sua integrità.

La mucosa intestinale risulta più permeabile producendo una serie di disagi a livello gastro-intestinale con sintomi quali: gonfiore, meteorismo, difficoltà digestive, diarrea, nausea, stipsi, colite, infiammazioni intestinali ecc…Possono essere coinvolti altri organi quali: la cute con: prurito, acne, dermatite atopica, orticaria, psoriasi e più raramente altri apparati:

  • Genito-urinario con: cistiti, vaginiti, candida…
  • Respiratorio con: sinusite, rinite, asma, otite, congestione nasale… 
  • Muscolo-scheletrico con: dolori muscolari, crampi… 
  • Neurologico con: mal di testa, stanchezza, torpore mentale, disturbi del sonno ecc…

La prevenzione e il trattamento dell’intolleranza alimentare si basa sull'evitare l’alimento in modo consapevole dopo che è stata eseguita una corretta valutazione e diagnosi medica.

La diagnosi di intolleranza alimentare è una diagnosi per esclusione ed è possibile solo dopo aver indagato ed escluso con certezza un’allergia alimentare. L’indagine utilizzata per accertare un’intolleranza alimentare consiste nell’individuare l’alimento sospetto, eliminarlo dalla dieta per 2-3 settimane e poi introdurlo di nuovo per altre 2-3 settimane valutando e segnandosi sul proprio diario alimentare eventuali disturbi correlati. Se i sintomi scompaiono durante il periodo in cui viene abolito l’alimento dall’alimentazione e si ripresentano nel momento in cui viene reintrodotto nella dieta si tratta di una reazione avversa al cibo. A questo punto si verifica, attraverso test diagnostici, se è coinvolto il sistema immunitario e se si tratta pertanto di un’allergia. In caso contrario il disturbo è molto probabilmente dovuto a un’intolleranza alimentare. Le reazioni allergiche, a differenza delle intolleranze alimentari possono avere complicanze gravi fino addirittura allo shock anafilattico.
Pertanto è bene evitare diete “fai da te” e stili alimentari scorretti che portano alla sospensione ingiustificata di alimenti normalmente presenti nella propria alimentazione senza prima aver consultato un medico in quanto possono essere controproducenti e ritardare un’eventuale diagnosi medica corretta.

La corretta diagnosi di un’intolleranza alimentare dovrebbe prevedere un approccio multidisciplinare che coinvolga passo dopo passo lo specialista allergologo, il gastroenterologo, per escludere patologie gastrointestinali ed eventualmente dietologico per la correzione delle abitudini dietetiche.