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Il nostro cervello, tra cura e prevenzione

Il 22 luglio è stata la Giornata mondiale del cervello, quest’anno dedicata al Parkinson per aumentare la consapevolezza su questa malattia neurodegenerativa che colpisce più di sette milioni di persone di tutte le età nel mondo.  Parliamo del cervello, il nostro quartier generale anche con i consigli sulla prevezione dell'Ictus e con una bella novità:  l'Italia, prima in Europa ha riconosciuto la cefalea primaria cronica come malattia sociale.

Il Parkinson, ricorda la World Federation of Neurology (Wfn) tra i promotori del World Brain Day, può impattare sul movimento e su molti aspetti delle funzioni cerebrali e chi ne è affetto può essere particolarmente colpito dall'emergenza Covid. Tra gli obiettivi messi in rilievo nella giornata: lavorare insieme per diagnosticare precocemente la malattia, trattarla in modo più efficace e migliorare la vita sia di coloro che vivono con il Parkinson, sia dei loro caregiver. La World Federation of Neurology è impegnata a lavorare sugli standard di cura e per favorire l'accesso a cure neurologiche di qualità, in tutte le parti del mondo, sulla ricerca per aiutare a sbloccare la causa, l'insorgenza, la progressione e il trattamento di questa malattia in tutte le età.

 



Da A.L.I.Ce. Italia Odv (Associazione Italiana per la Lotta all'Ictus Cerebrale) alcuni consigli per prevenire l'ictus in estate.

Le linee guida, sia nazionali che internazionali, raccomandano di controllare l'eccessivo peso corporeo e l'obesità, attraverso un'alimentazione sana e un'attività fisica moderata e costante. 

1) Mantenere un’alimentazione sana e variata, ricca di vegetali, cereali, frutta, olio di oliva, legumi e pesce. Povera di carni grasse, tuberi, grassi animali e insaccati. Un'alimentazione sana e variata di questo tipo, che parta dalla consolidata tradizione della nostra dieta mediterranea, può ridurre il rischio ictus fino al 20%.
L'alimentazione, infatti, è stata individuata come uno dei principali fattori di rischio modificabile, fondamentale non solo per la prevenzione dell'ictus cerebrale, ma anche di molte altre patologie come ipertensione, diabete, infarto, obesità e sindrome metabolica.
Un incremento di circa 200 grammi al giorno, sia di frutta che di verdura, fa diminuire il rischio ictus rispettivamente del 32% e dell'11%. L'olio di oliva extravergine, uno dei pilastri della dieta mediterranea, contribuisce notevolmente a proteggere il sistema cardiovascolare: un aumento di 23 grammi al giorno di consumo di olio di oliva è stato inversamente associato all'incidenza dell'ictus (riduzione del rischio del 20%) e alla mortalità (riduzione del rischio dell'11%). Se da una parte ci sono sostanze da consumare con moderazione, come sodio, alcol e grassi saturi perché aumentano il rischio vascolare, per altre, al contrario, è stato sottolineato un effetto protettivo: omega3, fibre, vitamina B6 e B12, così come l'assunzione di calcio e potassio diminuiscono infatti il rischio di ictus cerebrale.

2) Attività fisica nella prevenzione dell’ictus cerebrale. Passeggiare, salire e scendere le scale invece di prendere l'ascensore, utilizzare la bicicletta al posto dell'auto per gli spostamenti più brevi, ballare, fare lavori domestici e giardinaggio. Queste alcune delle attività, praticabili a tutte le età, arrivando ai quei 30 minuti di attività fisica aerobica che sono sufficienti per sfruttare al meglio gli effetti protettivi del movimento.
La scarsa attività motoria caratterizza purtroppo tutte le fasce di età e una scarsa attività motoria, oggi, è considerata tra i fattori di rischio più importanti per tutte le patologie cerebro-cardiovascolari.

Uno stile di vita sano che prevede di: smettere di fumare, raggiungere il peso forma, mangiare in maniera equilibrata e svolgere regolare attività fisica, incide notevolmente sull'aspettativa di vita, con la possibilità di ben 10 anni di vita in più senza malattie.

3) Diversi studi epidemiologici hanno riscontrato che, le persone colpite da ictus, presentano una elevata incidenza di carenza di vitamina D che potrebbe essere attribuita sia alla ridotta mobilità e diminuita esposizione al sole sia a un inadeguato apporto dietetico. Si segnala, tra l'altro, una variazione stagionale nell'incidenza dell'ictus ischemico con le percentuali più basse registrate durante la stagione estiva quando l'esposizione al sole favorisce un'assunzione maggiore della vitamina D. Approfittando dei mesi estivi e di queste giornate calde in cui si passano molte ore all'aria aperta, A.L.I.Ce. Italia Odv intende anche sottolineare l'importanza dell'assunzione della vitamina D: bassi livelli di questa vitamina, infatti, vengono riscontrati nei pazienti con patologie cardio-cerebrovascolari e sono associati a un aumentato rischio per futuri eventi.

 


Nel mese di luglio è stato raggiunto il riconoscimento della cefalea primaria cronica come malattia sociale, con provvedimento approvato in via definitiva dal Senato. Un importante traguardo per l'Italia, il primo Paese in Europa ad adottare un provvedimento come questo, tra la grande soddisfazione dalle associazioni che l'hanno promosso.

Sono circa 7 milioni gli italiani che soffrono di questa patologia invalidante. Secondo l’OMS è la malattia che causa maggiore disabilità nella fascia di età tra 20 e 50 anni, ossia nel momento della vita in cui siamo più produttivi. Sono soprattutto le donne a esserne colpite.

In particolare, il testo di legge prevede il riconoscimento di malattia sociale per i casi di cefalea accertati da almeno un anno, il cui effetto invalidante venga diagnosticato da uno specialista del settore presso un centro accreditato e che si manifestino nelle seguenti forme: emicrania cronica e ad alta frequenza, cefalea cronica quotidiana con o senza uso eccessivo di farmaci analgesici, cefalea a grappolo cronica, emicrania parossistica cronica, cefalea nevralgiforme unilaterale di breve durata con arrossamento oculare e lacrimazione, emicrania continua.

La battaglia per il riconoscimento della patologia come malattia sociale è iniziata molti anni fa e ora l'auspicio è che alla nuova legge seguano rapidamente norme attuative che migliorino sia i percorsi per la diagnosi che quelli per la cura come anche le condizioni sociali dei pazienti affetti da forme primarie di cefalee croniche. Il provvedimento prevede l’emanazione di un decreto del Ministro della Salute che individui progetti finalizzati a sperimentare metodi innovativi di presa in carico delle persone con cefalea, i criteri e le modalità con cui le Regioni dovranno attuarli.

Le cefalee
Esistono due grandi categorie: le cefalee primarie sono disturbi a se stanti non legati ad altre patologie e sono le più frequenti, mentre le cefalee secondarie dipendono da altre patologie, come, ad esempio, cefalea da trauma cranico e/o cervicale, da disturbi vascolari cerebrali (come l’ictus), da patologie del cranio non vascolari (come tumori cerebrali, ipertensione o ipotensione liquorale).

A loro volta, le cefalee primarie comprendono l’emicrania, la cefalea di tipo tensivo, la cefalea a grappolo e si distinguono per la tipologia, l’intensità, la localizzazione nella testa, la durata e la frequenza del dolore, e per gli altri sintomi concomitanti. Si stima che l’emicrania cronica riguardi dal 2 al 4% dei pazienti che soffrono di emicrania, i quali arrivano a comprendere fino al 25% della popolazione.
L’emicrania si caratterizza per un dolore pulsante con intensità moderata-severa che, spesso, si localizza nella metà della testa e del volto e si accompagna a un particolare fastidio per i rumori, gli odori e la luce. Il paziente può avere serie difficoltà a svolgere le attività quotidiane perché ogni azione aggrava il dolore e, a volte (emicrania con aura), gli attacchi vengono preceduti da disturbi neurologici come, ad esempio, sintomi visivi. La crisi si manifesta solitamente insieme ad altri disturbi come vomito e intolleranza alla luce e ai rumori e può durare da alcune ore a 2-3 giorni. 

La cefalea a grappolo, anche se più rara (0,2-0,4% della popolazione generale) provoca attacchi dolorosi più brevi (1-3 ore) molto intensi e lancinanti che si susseguono 1 o più volte al giorno per un periodo di tempo di circa 2 mesi (grappolo), alternati a periodi senza dolore. L’area interessata è quella oculare e, al contrario delle altre due forme, la cefalea a grappolo colpisce prevalentemente gli uomini. In genere gli episodi si ripetono ciclicamente con una cadenza stagionale o di ½ periodi all’anno.

Ora queste persone non si sentiranno più sole di fronte a questa malattia a lungo sottovalutata, anche i medici avranno più strumenti per combatterla. Perché non si tratta “solo” di un mal di testa.

 

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